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Sabato 10 luglio, alle 18.30
Rifugio Tolazzi, Collina di Forni Avoltri UD
Tra terra e cielo – la montagna come fonte di miti e leggende
di GIANPAOLO GRI
Le vette dei monti hanno colpito l’uomo dall’antichità. Non è un caso che le religioni vi abbiano collocato la presenza divina – pensiamo all’Olimpo, o al Sinai.
Per millenni le cime sono state il luogo della “numinosità”, spesso terribile: molti quadri medievali infatti raffigurano i ghiacciai in forma di draghi, e mille leggende tramandano la presenza, sui monti, di spiriti maligni, ma anche di santi.
Si tratta di credenze pagane, mescolate alla devozione cristiana.
La montagna è terra ferace per la crescita del mito a volte organizzato in saghe (come quella del Regno dei Fanes, raccolta dal Karl Felix Wolff). A fine ’800, quando lo studioso di foklore Anton Mailly raccolse le leggende del litorale austriaco, gran parte di queste erano ambientate nelle terre alte.
GIANPAOLO GRI
 | | Gianpaolo Gri è ordinario di Antropologia culturale presso l’Università di Udine, vicedirettore del Centro Internazionale sul Plurilinguismo, e responsabile dell'Archivio Etnotesti. Svolge attiva ricerca nei settori dell’antropologia storica, della museografia etnografica, della narrativa di tradizione orale e dell’etnologia alpina (ha collaborato, tra l’altro, alla stesura dell’“Enciclopedia della montagna” edita da Priuli & Verlucca).
Dedica particolare attenzione agli aspetti simbolici dei corredi materiali, ai saperi, alle pratiche e alle rappresentazioni delle culture di mestiere. Fra i suoi ultimi volumi pubblicati e curati, Tessere tela, tessere simboli (2000); (Sconfini) (2001); Altri modi. Etnografia dell’agire simbolico nei processi friulani dell’Inquisizione (2002); I fiàrs dai dìus (con M. Puntin, 2003); Modi di vestire, modi d’essere (2005); Dare e ricambiare. Antropologia e storia nel Friuli di età moderna (2007).
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Domenica 11 luglio, alle 16.30
Rifugio Giaf, Forni di Sopra UD
Carnia, una patria per i cosacchi (anche filmato)
di NOEMI CALZOLARI e LIVIO ISAAK SIROVICH
Nella seconda guerra mondiale, stretta tra il martello di Stalin e l’incudine di Hitler, una parte del popolo cosacco scelse quest’ultima, e nel 1944, quale forza alleata al nazifascismo, raggiunse dopo una lunga marcia le vallate della Carnia, dove era stata loro promessa un’altra patria.
Un piccolo popolo di 40 mila persone (con nuclei familiari completi ed animali al seguito), si stabilì in un territorio di 60 mila anime: lì, dove i partigiani avevan proclamato la “Libera Repubblica”, furono cambiati anche i nomi delle località.
Fu un periodo di sofferenze e scontri, ma anche di faticoso confronto umano, che si concluse, alla fine della guerra, con la fuga dei cosacchi verso Nord, e con la loro morte in massa nelle acque della Drava.
Su questa tragedia, in cui si confondono le fattezze dei carnefici e delle vittime, sono stati scritti numerosi libri, mentre la Rai ha realizzato un intenso e drammatico documentario.
NOEMI CALZOLARI
 | | Laureata in filosofia, Noemi Calzolari ha lavorato come insegnante in vari istituti italiani ed esteri (tra cui la Friedrich Wilhelm Universität di Bonn), e in seguito presso il Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia e il Teatro stabile sloveno. Nel 1980, dopo aver vinto un concorso nazionale, è entrata alla sede Rai del Friuli Venezia Giulia, in qualità di programmista-regista.
Oltre a curare moltissime rubriche e trasmissioni a cadenza settimanale, ha realizzato alcune produzioni televisive, tra cui lo speciale d’apertura delle XXV Giornate del cinema muto, con interviste a grandi star del passato, (un nome su tutti, quello di Fay Wray, indimenticabile interprete del primo “King Kong”). Hanno avuto rilievo e suscitato interesse i suoi lavori di indagine attorno a temi di storia locale. In particolare “Isonzo, pagine dal fronte” e “Kosakenland in Italien”, che è stato tra i tre finalisti del Prix Mediterranée 2003 ed è spesso presentato a manifestazioni e convegni internazionali.
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LIVIO ISAAK SIROVICH
 | | Livio Isaak Sirovich, geologo e ricercatore dell’Ogs di Trieste è nato a Trieste nel 1949, da madre ebrea lituano-tedesca (Isaak) e da padre di antica origine dalmata. E’ componente dei gruppi di valutazione scientifica delle tre maggiori riviste scientifiche internazionali di sismologia (JoSe, JGR, BSSA), ed opera in vari Paesi del mondo, dedicandosi nel tempo libero alla montagna di cui è appassionato.
Autore di ricostruzioni storiche e romanzi di successo pubblicati da Mondadori e Mursia, in campo montano o alpinistico ha scritto «Il Tinisa» (Lint 1983), premiato al Festival della Montagna di Trento, «Cime Irredente; un tempestoso caso storico alpinistico» (Vivalda 1996), premio Cardo d’Argento ITAS ’97 1997, e “premio Frontiera” 1998. il romanzo storico-identitario «La Notte delle Faville» (Mursia, 2007, tre edizioni) ambientato in un villaggio todesco della Carnia occupata dai cosacchi nel 1944.
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Domenica 18 luglio, alle 17 (ca, dipende dal rientro gita CAI Go)
Rifugio Zacchi, Tarvisio UD
Option in Kanaltal (anche filmato)
di LARA MAGRI e RAIMONDO DOMENIG
Il 23 giugno 1939, a Berlino, con l’operazione Option für Deutschland, Adolf Hitler e Benito Mussolini si accordarono per “regolarizzare” il problema della minoranza germanofona in Italia. L’intesa riguardava gli abitanti del Bolzanino, e una parte di quelli del Trentino e del Veneto. Chi avesse voluto mantenere lingua e identità, sarebbe stato trasferito nel Reich, altrimenti avrebbero dovuto diventare italiani a tutti gli effetti.
Pochi furono i “Dableider” (i rimasti, poco più del 10% della popolazione). Il sopraggiungere della conflitto mondiale e la sconfitta del blocco italo-tedesco fece sì che dopo la pace gli optanti potessero ritornare alle loro case. Con una sola eccezione: quella dell’ex Carinzia meridionale, oggi Valcanale. Qui gli optanti furono il 97% degli “allogeni”, coloro che si trasferirono bel oltre il 60 %; pochissimi furono i rientri.
LARA MAGRI
 | | Udinese, laureata in Conservazione dei beni culturali, Lara Magri lavora presso il Palazzo Veneziano – museo etnografico di Malborghetto per il quale ha curato la realizzazione di diverse mostre, convegni ed eventi culturali, tra cui “La religiosità popolare in Valcanale”, “1000 anni di storia della Foresta di Tarvisio.”, “La grande guerra in Friuli”, “I Francesi erano qui!”.
Nel quadro di una costante attività di ricerca, ha creato l’archivio fotografico storico della Valcanale, forte di 4000 immagini e l’“archivio della memoria”, con documenti e videointerviste agli anziani. Attualmente si occupa delle opzioni del 1939, in Valcanale, tema su cui ha raccolto numerosi documenti provenienti dagli archivi carinziani e da famiglie private nonché un’ottantina di testimonianze di protagonisti diretti, che confluiranno in un documentario in via di realizzazione. I risultati della ricerca sono stati esposti in convegni svoltisi a Tarvisio e di Luserna.
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RAIMONDO DOMENIG
 | | Nato nel 1938 a Malborghetto, dove vive è insegnante in pensione e giornalista pubblicista, impegnato nella ricerca in ambito storico, delle tradizioni e del costume. Lavora nello specifico su tematiche relative alle zone montane del Friuli al confine con l’Austria e con la Slovenia, ricche di documentazioni e di testimonianze che si rifanno alle tre culture contermini, la latina, la tedesca e la slava. E’ considerato il massimo conoscitore, cultore, e interprete del territorio della Valcanale.
Collabora con realtà museali, istituzioni ed enti italiani ed esteri nell’organizzazione di iniziative (convegni, mostre, incontri, ecc.), utili al superamento delle barriere etnico-linguistiche e culturali che hanno segnato in passato e ancora talvolta segnano il triplice confine Italia-Austria-Slovenia.
Ha lavorato con quotidiani, riviste, radio e tv; partecipa con contributi a libri, opuscoli e guide in italiano ed in tedesco. È autore di oltre 20 pubblicazioni che trattano temi storici e civili e che si occupano di costume, di tradizioni, di ambiente, di turismo e di sport.
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Sabato 24 luglio, alle ore 14.30 (ca, dipende dall’orario della funivia)
Rifugio Gilberti, Sella Nevea, Chiusaforte UD
La biodiversità come risorsa futura – il punto sull’ambiente in Friuli Venezia Giulia
di LIVIO POLDINI
Il 2010 è stato proclamato “anno della biodiversità”, nell’indifferenza quasi totale. Di fatto la scriteriata gestione del territorio e la politica economica delle multinazionali sembrano essersi coalizzate per combatterla. E le finalità di profitto tendono ad omologare, con i comportamenti umani, anche le specie naturali.
Come attesta l’ultimo studio botanico di Livio Poldini in Friuli Venezia Giulia, crocevia di ecosistemi diversi, lo sfruttamento e la cementificazione, ma anche l’abbandono di aree alpine già antropizzate, determinano importanti modifiche al quadro floristico, con la perdita di numerose essenze, ma anche con l’immissione di altre, che provengono da paesi lontani, e hanno la capacità di colonizzare il territorio, alterandone le caratteristiche naturali.
LIVIO POLDINI
 | | Già ordinario di Ecologia vegetale all’Università degli Studi di Trieste, ne è oggi professore emerito. Creatore del coordinamento che ha portato alla formazione di una banca dati floristica informatizzata (forte oggi di quasi 50 mila record) e successivamente pubblicazione dell’Atlante corologico regionale. Ha guidato molti gruppi di ricerca naturalistici e pubblicato oltre 260 studi ed è responsabile scientifico di numerose iniziative regionali, come del progetto “Natura 2000 - Bioitaly” per la catalogazione di aree di interesse naturalistico.
In rapporto continuativo il Ministero dell’Ambiente in merito ai SIC nazionali, è membro dell’Accademia di Scienze di Lubiana, nonché referente e componente del comitato redazionale di molte riviste europee.
In anni lontani è stato promotore del progetto del Parco delle Dolomiti Friulane, adoperandosi per gli studi scientifici di supporto.
Recentemente è uscito La diversità vegetale del Carso fra Trieste e Gorizia”, monumentale tomo di oltre 700 pagine, articolato in 2352 mappe distributive per 2300 fra specie e sottospecie catalogate dalla fine dell'Ottocento a tutt'oggi.
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Sabato 31 luglio, alle 20.30
Rifugio Marinelli, Paluzza UD
Ridere nell’aria sottile – lo humour nella letteratura alpinistica
Lettura di MASSIMO SOMAGLINO
Gli accenti della letteratura alpinistica sono in genere solenni. Le descrizioni delle grandi scalate privilegiano i toni epici e drammatici per catturare l’attenzione del lettore. Il rischio, nella rincorsa all’enfasi, è quello della magniloquente ripetitività.
Alcuni dei migliori autori, però, hanno saputo cogliere l’elemento divertente, che fa capolino anche nella grandezza e nella tragedia, improntando alcune pagine della loro narrazione a un’autoironia che, facendo scendere il protagonista dal livello sacrale e superomistico, lo riscatta e lo rende psicologicamente più comprensibile.
L’utilizzo del registro umoristico, tra chi scrive di alpinismo, non è diffuso: raccontando di altri si rischia la lesa maestà, e la capacità di prendersi almeno un po’ in giro non è diffusissima.
Ma a spulciare tante opere maggiori e minori del genere, c’è comunque la possibilità di sorridere.
MASSIMO SOMAGLINO
 | | Massimo Somaglino è attore e regista teatrale. Qualche volta (più che altro per necessità) anche autore o cantante o musicista. Della sua carriera ormai quasi trentennale svolta in ambito regionale e nazionale ricorda più volentieri il lavoro come attore con Elio De Capitani ed il Teatro dell’Elfo, l’esperienza attualmente in corso con il Teatro Veneto, il connubio con Giuliana Musso per le regìe di spettacoli di successo come “Nati in casa”, “Sexmachine” e il recente “Tanti Saluti” ed il lungo percorso personale di ricerca che lo ha impegnato in produzioni intorno ad eventi e personaggi della storia friulana: “Zitto, Menocchio!” sul pensiero eretico del famoso mugnaio valcellinese, “Cercivento”, spettacolo contro le guerre, “Achtung banditi!”, concerto teatrale per la Resistenza, “Indemoniate” sulla vicenda delle donne di Verzegnis, ed altri, tutti realizzati con lo stesso gruppo di lavoro artistico. Ama leggere a voce alta, perché dice che leggere a qualcuno è anche un modo per svelare una parte di sé che altrimenti non ce la fa ad uscire. Provare per credere. |
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AGOSTO 2010 |
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Sabato 28 agosto, alle 18.00
Rifugio Rinfreddo, Rinfreddo BL
Malattia e alpinismo: rimedio o aggravio?
di ADRIANO RINALDI
Che rapporto c’è, tra la malattia e la montagna? Sino a non molti anni fa si riteneva che quest’ultima attività fosse interdetta per i portatori di quasi tutti i tipi di patologie, cui spesso si sconsigliava anche il semplice soggiorno in quota.
Viceversa, le ultime acquisizioni scientifiche, ma anche i risultati conseguiti da pazienti sotto controllo medico hanno dimostrato che esistono opportunità alpinistiche anche per chi non sta bene.
Esemplari i casi di Lucio Siboldi e Gian Cuni, infartuati che hanno raggiunto la vetta del Bianco, o quello di Mario Curni, diabetico che ha salito l’Everest. Così, l’andare sui monti viene oggi visto anche in prospettiva riabilitativa.
ADRIANO RINALDI
 | | Specialista in Anestesia e Rianimazione e in Medicina del Nuoto e delle Attività Subacquee, ha frequentato il corso di perfeziona-mento in Medicina di Montagna a Padova. Lavora a Trieste all’Ospedale di Cattinara dove è responsabile del Servizio di Me-dicina Subacquea e Iperbarica. Svolge inoltre attività presso il Servizio Regionale di Elisoccorso del FVG e l’Aiut Alpin.
Membro della Commissione Centrale Medica del CAI e medico del CNSAS presso la stazione di Trieste, ha partecipato come me-dico/alpinista a spedizioni nell’Hoggar (Algeria), all’Aconcagua, allo Shisha Pangma, all’Annapurna, nonché alla XIII spedizione italiana in Antartide.
Ha collaborato alla realizzazione del cd didattico “lezioni mediche per i corsi di alpinismo e scialpinismo del CAI” e alla riedizione in due volumi del libro Medicina di Montagna (i manuali del Club Alpino Italiano).
Cura la pagina medica della rivista "Alpinismo Triestino" (CAI XXX Ottobre) e la didattica medica ai corsi sezionali.
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SETTEMBRE 2010 |
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7. |
sabato 4 settembre, alle 21.00
Rifugio Sorgenti del Piave, Sappada BL
Il solitario signore delle pareti (anche filmato)
di GIORGIO GREGORIO
Nel 2009 si sono compiuti i cent’anni dalla nascita di Giusto Gervasutti, cervignanese formatosi sui monti della Carnia, e poi approdato alle Occidentali.
Per la sua capacità di applicare le tecniche raffinate dei rocciatori del nord est al granito e all’alta quota, in breve il “Fortissimo”, com’era stato soprannominato, divenne un caposcuola e un leader, sino alla sua scomparsa, avvenuta il 16 settembre 1946, sul Mont Blanc du Tacul
Lo storico piemontese Gian Piero Motti lo definisce “il Michelangelo dell’alpinismo… forse il più completo del periodo compreso tra le due guerre mondiali... uno dei più grandi di tutto l’alpinismo”.
Nell’occasione del centenario, il regista Giorgio Gregorio ha girato un film, per conto dell’Ufficio stampa della Regione Friuli Venezia Giulia.
GIORGIO GREGORIO
 | | Laureato in lettere con una tesi di filmologia, Giorgio Gregorio è giornalista professionista e lavora presso il Centro produzioni tv della Regione Friuli Venezia Giulia. Ha realizzato una ventina di documentari che si riferiscono alla realtà socio-politica, culturale, storica, ambientale e naturale del Friuli Venezia Giulia. Il suo esordio alla regia è del 1998, con il film: “Una salita tra le Giulie”, miglior opera di autore italiano al Filmfestival di Trento e miglior film alla rassegna internazionale “Alpi Giulie Cinema”. Si è aggiudicato premi anche con altri lavori, tra i quali “Montanaia Sogno di Pietra”, “Montasio, sulla Nord del Drago” e “Oxus – Montagne per la Pace”, realizzato in Afghanistan, “La via eterna” (starring Nives Meroi).
L’ultima sua fatica è “Il solitario signore delle pareti”, ricostruzione della vita di Giusto Gervasutti, lo scalatore friulano-piemontese di cui nel 2009 si sono ricordati i cent’anni dalla nascita.
Gregorio è istruttore nazionale di alpinismo e dirige la scuola “Emilio Comici” della SAG, la più antica d’Italia.
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Per informazioni
ASSORIFUGI
“Associazione Gestori Rifugi Alpini
del Friuli Venezia Giulia e del Veneto”
TOLMEZZO (UD)
tel. 0433-487786 dalle ore 8-12.30
www.assorifugi.it
AIAT TARVISIO tel 0428 2135
AIAT CARNIA tel 0433 929290
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